Consideriamo queste genti come degli eroi che per amor di Patria subirono fino all’estremo sacrificio; in questo giorno, 10 febbraio, vivrà il perenne ricordo.
Coordinatore della Destra Veneta dei non udenti delle Province del Veneto per Popolo della Libertà
Giorgio Topuz

Mappa delle foibe
– storia-

Foiba di Basovizza e Monrupino (Trieste) - Oggi monumenti nazionali. Diverse centinaia sono gli infoibati in esse precipitati.
Foiba di Scadaicina - Sulla strada di Fiume.
Foiba di Podubbo - Non è stato possibile, per difficoltà, il recupero. Il Piccolo del 5.12.1945 riferisce che coloro che si sono calati nella profondità di 190 metri, hanno individuato cinque corpi - tra cui quello di una donna completamente nuda - non identificabili a causa della decomposizione.
Foiba di Drenchia - Secondo Diego De Castro vi sarebbero cadaveri di donne, ragazze e partigiani dell'Osoppo.
Abisso di Semich - "...Un'ispezione del 1944 accertò che i partigiani di Tito, nel settembre precedente, avevano precipitato nell'abisso di Semich (presso Lanischie), profondo 190 metri, un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili, uomini e donne, quasi tutti prima seviziati e ancor vivi. Impossibile sapere il numero di quelli che furono gettati a guerra finita, durante l'orrendo 1945 e dopo. Questa è stata fina delle tante Foibe carsiche trovate adatte, con approvazione dei superiori, dai cosiddetti tribunali popolari, per consumare varie nefandezze. La Foiba ingoiò indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti e di rancori. Per giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall'abisso, le grida dei rimasti in vita, sia perché trattenuti dagli spuntoni di roccia, sia perché resi folli dalla disperazione. Prolungavano l'atroce agonia con sollievo dell'acqua stillante. Il prato conservò per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi del loro carico umano, imbarcato senza ritorno..." (Testimonianza di Mons. Parentin - da La Voce Giuliana del 16.12.1980).
Foibe di Opicina, di Campagna e di Corgnale - "Vennero infoibate circa duecento persone e tra queste figurano una donna ed un bambino, rei di essere moglie e figlio di un carabiniere ..."(G. Holzer 1946).
Foibe di Sesana e Orle - Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati.
Foiba di Casserova - Sulla strada di Fiume, tra Obrovo e Golazzo. Ci sono stati precipitati tedeschi, uomini e donne italiani, sloveni, molti ancora vivi, poi, dopo aver gettato benzina e bombe a mano, l'imboccatura veniva fatta saltare. Difficilissimi i recuperi.
Abisso di Semez - Il 7 maggio 1944 vengono individuati resti umani corrispondenti a ottanta - cento persone. Nel 1945 fu ancora "usato".
Foiba di Gropada - Sono recuperate cinque salme. " Il 12 maggio 1945 furono fatte precipitare nel bosco di Gropada trentaquattro persone, previa svestizione e colpo di rivoltella "alla nuca". Tra le ultime: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari".
Foiba di Vifia Orizi - Nel mese di maggio del 1945, gli abitanti del circondario videro lunghe file di prigionieri, alcuni dei quali recitavano il Padre Nostro, scortati da partigiani armati di mitra, essere condotte verso la voragine. Le testimonianze sono concordi nell'indicare in circa duecento i prigionieri eliminati.
Foiba di Cernovizza (Pisino) - Secondo voci degli abitanti del circondario le vittime sarebbero un centinaio. L'imboccatura della Foiba, nell'autunno del 1945, è stata fatta franare.
Foiba di Obrovo (Fiume) - E' luogo di sepoltura di tanti fiumani, deportati senza ritorno.
Foiba di Raspo - Usata come luogo di genocidio di italiani sia nel 1943 che nel 1945. Imprecisato il numero delle vittime.
Foiba di Brestovizza - Così narra la vicenda di una infoibata il "Giornale di Trieste" in data 14.08.1947. "Gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole le braccia prima di scaraventarla viva nella Foiba. Per tre giorni, dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta."
Foiba di Zavni (Foresta di Tarnova) - Luogo di martirio dei carabinieri di Gorizia e di altre centinaia di sloveni oppositori del regime di Tito.
Foiba di Gargaro o Podgomila (Gorizia) - Vi furono gettate circa ottanta persone.
Capodistria - Le Foibe - Dichiarazioni rese da Leander Cunja, responsabile della Commissione di indagine sulle Foibe del capodistriano, nominata dal Consiglio esecutivo dell'Assemblea comunale di Capodistria: "Nel capodistriano vi sono centosedici cavità, delle ottantuno cavità con entrata verticale abbiamo verificato che diciannove contenevano resti umani. Da dieci cavità sono stati tratti cinquantacinque corpi umani che sono stati inviati all'Istituto di medicina legale di Lubiana. Nella zona si dice che sono finiti in Foiba, provenienti dalla zona di S. Servolo, circa centoventi persone di etnia italiana e slovena, tra cui il parroco di S. Servolo, Placido Sansi. I civili infoibati provenivano dalla terra di S. Dorligo della Valle. I capodistriani, infatti, venivano condotti, per essere deportati ed uccisi, nell'interno, verso Pinguente. Le Foibe del capodistriano sono state usate nel dopoguerra come discariche di varie industrie, tra le quali un salumificio della zona"
Foiba di Vines - Recuperate dal Maresciallo Harzarich dal 16.10.1943 al 25.10.1943 cinquantuno salme riconosciute. In questa Foiba, sul cui fondo scorre dell'acqua, gli assassinati dopo essere stati torturati, finirono precipitati con una pietra legata con un filo di ferro alle mani. Furono poi lanciate delle bombe a mano nell'interno. Unico superstite, Giovanni Radeticchio, ha raccontato il fatto.
Cava di Bauxite di Gallignana - Recuperate dal 31 novembre 1943 all'8 dicembre 1943 ventitré salme di cui sei riconosciute. Don Angelo Tarticchio nato nel 1907 a Gallesano d'Istria, parroco di Villa di Rovigno. Il 16 settembre 1943 - aveva trentasei anni - fu arrestato dai partigiani comunisti, malmenato ed ingiuriato insieme ad altri trenta dei suoi parrocchiani, e, dopo orribili sevizie, fu buttato nella foiba di Gallignana. Quando fu riesumato lo trovarono completamente nudo, con una corona di spine conficcata sulla testa, i genitali tagliati e messi in bocca.
Foiba di Terli - Recuperate nel novembre del 1943 ventiquattro salme, riconosciute.
Foiba di Treghelizza - Recuperate nel novembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Pucicchi - Recuperate nel novembre del 1943 undici salme di cui quattro riconosciute.
Foiba di Surani - Recuperate nel novembre del 1943 ventisei salme di cui ventuno riconosciute.
Foiba di Cregli - Recuperate nel dicembre del 1943 otto salme, riconosciute.
Foiba di Cernizza - Recuperate nel dicembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Vescovado - Scoperte sei salme di cui una identificata.
Altre foibe da cui non fu possibile eseguire recupero nel periodo 1943 - 1945: Semi - Jurani - Gimino - Barbana - Abisso Bertarelli - Rozzo - Iadruichi.
Foiba di Cocevie a 70 chilometri a sud-ovest da Lubiana.
Foiba di San Salvaro.
Foiba Bertarelli (Pinguente) - Qui gli abitanti vedevano ogni sera passare colonne di prigionieri ma non ne vedevano mai il ritorno.
Foiba di Gropada.
Foiba di San Lorenzo di Basovizza.
Foiba di Odolina - Vicino Bacia, stilla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi.
Foiba di Beca - Nei pressi di Cosina.
Foibe di Castelnuovo d'Istria - "Sono state poi riadoperate - continua il rapporto del Cln - le foibe istriane, già usate nell'ottobre del 1943".
Cava di bauxite di Lindaro.
Foiba di Sepec (Rozzo).
ISTRIA
Regione peninsulare d'Europa, che si protende nell'Adriatico settentrionale, fra i golfi di Trieste e del Quarnaro. Il confine con il continente può essere individuato in una linea che congiunge Muggia e Abbazia. La maggior parte del territorio è costituito da un tavolato che digrada verso il mare (Carso istriano) e fortemente inciso da fiumi (i maggiori sono il Quieto e l'Arsa). Le coste sono articolate da canali e fronteggiate nella parte sud-occidentale da isolette. Il clima è mite e marittimo, lungo la costa è alquanto rude d' inverno; su tutta la penisola d' inverno soffia spesso la bora, un vento freddo e violento. L'economia si basa sull' agricoltura (olivo, vite e frutticoltura), sull'allevamento, sulla pesca e sulle risorse minerarie, mentre l'industria è in fase di sviluppo. La città più importante è Pola, altri centri sono Capodistria, Parenzo, Pisino e Rovigno. L'Istria appartiene quasi tutta alla Croazia, Capodistria e dintorni alla Slovenia e Muggia all'Italia.
E' considerata la terra simbolo dell'Irredentismo Italiano ed è la patria di Nazario Sauro, Fabio Filzi e Donato Ragosa.
STORIA
Abitata anticamente dagli Istri e dai Liburni, fu conquistata da Roma nel 178 a.C. e sotto Augusto costituì con il Veneto la decima regione italica (Venetia et Histria). Nel 78-79 d.C. i romani vi costruirono la via Flavia, che univa Trieste a Pola. Tra i secoli V e VIII passò successivamente sotto i domini ostrogoto, bizantino, longobardo, franco e poi fece parte del patriarcato di Aquileia, finchè alla fine del XIV sec. Venezia stabilì il suo dominio sulla penisola, dominio che influì culturalmente sulle genti istriane. Il dialetto divenne parte integrante della popolazione.
Il 17 ottobre 1797, l'Istria passò all'Austria con il trattato di Campoformio, la cui sovranità divenne stabile dopo le alterne vicende del periodo napoleonico.
Incorporata al regno italico dal 1806 al 1809, passò successivamente alla Francia. Nel 1815, passò sotto il dominio austriaco. A partire dal 1866 l'aspirazione delle popolazioni istriane al ricongiungimento all'Italia, alimentò in modo massiccio il fenomeno dell'Irredentismo, che mirò alla difesa della cultura italiana contro la politica austriaca, avversa alla maggioranza della popolazione, trovando espressione in episodi come le sommosse di Pirano nel 1894 contro il bilinguismo e nell'azione propagandistica di giornali come "Il Popolo Istriano" e "L'Istria".
L'amore per la libertà e il grande sentimento di italianità, produssero in Istria un forte movimento in contrapposizione all'occupazione austriaca la quale, nel contempo, alimentò una silenziosa quanto subdola invasione slava. In tutte le città, da Capodistria a Parenzo, da Rovigno a Pirano, da Buie a Pola, da Albona a Pisino e in ogni centro, l'entusiasmo montava negli animi sino a divenire febbre e fiamma di passione italica. Di questa passione sono indimenticabili alcuni protagonisti: Domenico Rossetti e Pietro Kandler di Trieste, Tomaso Luciani di Albona, Carlo Combi e Gian Rinaldo Carli di Capodistria, Marco Tamaro di Pirano, Andrea Amoroso di Montona, Paolo De Peris di Rovigno, Pasquale Besenghi degli Ughi di Isola, Giuseppe Picciola di Parenzo, Michele Facchinetti di Visinada, Renato Rinaldi di Portole, Piero Stancovich di Barbana e Giovanni Moise di Cherso. E non possiamo dimenticare il mitico Nazario Sauro di Capodistria, lo storico compagno di Oberdan Donato Ragosa di Buie e Fabio Filzi, di Pisino, la cui vita fu spezzata dall'ennesima condanna austriaca, durante la prima guerra mondiale, questa volta per Trento italiana.
Una nutrita falange di Istriani partecipò volontariamente ai moti, alle lotte, negli scontri e militando nelle guerra d'Indipendenza, con la speranza di coronare il sogno ambito: vedere l'Istria riunita alla madre Patria. In quella nuova Italia che si stava, finalmente, ricomponendo.
Nel 1914, il capodistriano Pio Riego Gambini, fondò il "Fascio Giovanile Istriano" di chiara marca irredentista.
Ricongiunta in gran parte all'Italia nel 1918, dopo la prima guerra mondiale (che vide la partecipazione e il martirio di molti Istriani che si distinsero per il loro attaccamento alla madrepatria Italia) fu conquistata per intero nel 1924 con l' annessione di Fiume che determinò l' incorporazione di Abbazia e di altri centri italiani nell'Istria sud-orientale.
Gli Italiani dell'Istria, da sempre in netta maggioranza sulle altre comunità etniche presenti nella penisola, videro così realizzato il sogno: l'Istria annessa Regno d'Italia.
Le vicende della seconda guerra mondiale portarono nel 1945 all' occupazione della regione da parte delle formazioni partigiane del maresciallo Tito. Si assistette così, passivamente, alla tragedia delle foibe. Nelle profonde cavità carsiche i comunisti titini infoibarono un numero ancora sconosciuto di istriani (le ultime stime parlano di oltre quindicimila persone), "colpevoli" di essere italiani.
Rimaneva aperto il problema del confine.
1947 furono proposte quattro linee di frontiera dalle diverse potenze vincitrici: bocciata, come eccessiva, quella sovietica che passava per Pontebba, Cividale del Friuli e la foce dell'Isonzo (includendo nella Jugoslavia quasi settecento mila italiani su circa novecento), e quelle statunitense e inglese che pure modificavano ampiamente ed in favore della Jugoslavia la "Linea Wilson", ma che lasciavano però in mano italiana tutta la costa occidentale dell'Istria, da Muggia a Pola, piú Trieste, Gorizia e Monfalcone. Fu approvata invece la punitiva proposta della Francia, che nel così detto "Trattato di pace" di Parigi del 10 febbraio 1947 cedeva alla Jugoslavia quasi tutta l'Istria (oltre Fiume e Zara) ed istituiva il Territorio Libero di Trieste (T.L.T.). In quello stesso giorno a Pola il generale inglese Robin De Winton fu assassinato dall'istriana Maria Pasquinelli, era ritenuto uno dei responsabili della cessione. Catturata portava con se la seguente dichiarazione: "Seguendo l'esempio dei 600.000 Caduti nella guerra di redenzione 1915-18, sensibile come Sauro all'appello di Oberdan, cui si aggiungono le invocazioni strazianti di migliaia di Giuliani infoibati dagli jugoslavi, dal settembre 1943 a tutt'oggi, solo perchè rei d'italianità, a Pola irrorata dal sangue di Sauro, riconfermo l'indissolubilità del vincolo che lega la Madre Patria alle italianissime terre di Zara, di Fiume e della Venezia Giulia, eroici nostri baluardi contro il panslavismo minacciante tutta la civiltà occidentale ....."
La decisione di dividere l'Istria dall'Italia determinò l'abbandono di oltre 280 mila italiani. Scapparono con tutti mezzi. Alcuni emigrarono all'estero, ma molti preferirono essere esuli in Patria, andando ad abitare a Trieste e nel resto dell'Italia. Pochissimi rimasero nelle loro terra. La volontà di restare italiani contaggiò la maggior parte degli istriani.
La parte nord della penisola andò a formare la "zona B" del TLT (da Capodistria a Cittanova) che divenne poi parte integrante della federazione jugoslava con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975. Il trattato provocò manifestazioni di protesta a Trieste e in altre parti d'Italia.
La dissoluzione di gran parte della Jugoslavia avvenuta nel 1991, causò un' ulteriore spartizione della penisola fra Croazia e Slovenia e nel dicembre dello stesso anno a Capodistria un gruppo di militanti del "Fronte della Gioventù" guidati da Roberto Menia lanciarono il "Manifesto Irredentista" dal balcone del Palazzo del Pretorio dopo avervi issato il tricolore d'Italia. Il vessillo italiano tornò a sventolare a Capodistria per la prima volta dal 1945.
I recenti censimenti hanno riservato non poche sorprese: gli italiani dichiarati sono circa 30 mila ma si conta che nell'area istro-quarnerina quelli di lingua italiana siano molti di più. L'ex regime di Tito negava diritti alle minoranze, Croazia e Slovenia, per questioni internazionali, non lo possono fare; il numero di italiani è in costante aumento e alle porte della penisola "bussano" gli esuli che chiedono la restituzione delle proprietà abbandonate da più di mezzo secolo.
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