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Padova 30 mila lavoratori stranieri
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“Veneto Lavoro” ha appena pubblicato il rapporto annuale sul mercato del lavoro che contiene anche una serie di dati sulla presenza dei lavoratori extracomunitari nel nostro territorio. In particolare è possibile incrociare i dati demografici con esiti della regolarizzazione della legge “Bossi Fini” in modo da quantificare gli immigrati al lavoro, quelli disoccupati ed il fabbisogno di nuovi lavoratori migranti. Dal 1991 ad oggi il numero di immigrati residenti è sestuplicato; su un totale, per il Veneto, di 240.000 residenti regolari la componente extracomunitaria è pari al 94%. Per Padova la presenza è di 29.277 adulti occupati: 19.399 upomini e 9.878 donne. Incrociando i dati relativi ai permessi di soggiorno e considerando un 20% di minori si arriva, per la nostra provincia, a circa 49.000 immigrati, con un incremento medio sul totale della popolazione del 4,3%. In merito ai permessi di soggiorno, il 60% è rilasciato per lavoro,,gran parte della restante percentuale è per motivi familiari. L’incidenza di stranieri è particolarmente alta nei Centri per l’Impiego di Camposampiero (25,2%), Cittadella (20,6%), Padova (12,8%) e Piove di Sacco(11,4%). Sul totale degli iscritti agli uffici di collocamento gli immigrati sono triplicati passando dal 3,2% del 1992, all’8,5% DEL 2000 E SUPERANDO IL 10% DEL 2004.Va ricordato che, in assenza di movimenti migratori,le previsioni Ista indicano un declino della popolazione in età lavorativa; tra il 2004 ed il 2019 si prevedono: meno 400.000 persone tra i 20 ed i 44 anni; più 300.000 tra i 45 ed i 64.Su tali dati l’impatto dell’ultima regolarizzazione è stato notevole.In base alla “Bossi Fini” sono state presentate, in Venezia, 60.000 domande di regolarizzazione, di cui ben 14.000 a Padova (8.500 in imprese e 5.500 in famiglie). Da dove provengono i lavoratori stranieri? Il 70% dall’Europa Orientale seguono il Marocco e la Cina. Le principali professionalità richieste sono: operai (55%),muratori e manovali (19%), magazzinieri (7%), addetti alla ristorazione (6%). Una quota consistente di lavoratori “emersi” con la “Bossi Fini”, tende a tornare nel sommerso: solo il 40% dei lavoratori conserva l’originario rapporto di lavoro relativo al periodo della regolazione. Aumentano gli stranieri che si rendono disponibili al lavoro, dal 2001 al 2004 si registra un incremento che va dal 15% al 20%; e crescono gli immigrati in mobilità. La più recente quantificazione del bisogno di nuovi immigrati è stata pari a 31.469, tra assunzioni a tempo determinato, indeterminato e stagionali. Le quote assegnate, per la regione, sono state nel 2005 circa 10.000. “Queste cifre danno il senso del “fenomeno immigrazione” e del ruolo insostituibile dei lavoratori migranti, nonostante ciò si continua spesso a trattare il tema come un problema di ordine pubblico, con toni beceri. Un atteggiamento
- dice Salvatore Livorno, Segretario provinciale Cgil -che
non conduce a nulla: non ci sarà futuro senza reali politiche
di integrazione e i numeri lo confermano”. |