Vivere sulla propria pelle una disabilità
invisibile non è facile. E spesso a questa difficoltà
si aggiunge quella di inserirsi in una comunità parrocchiale,
in un gruppo giovanile. Quella dei sordi, secondo suor Prisca Corrado,
«è una disabilità invisibile, quindi spesso non
considerata tale e dimenticata». La religiosa è responsabile
a Roma del Centro nazionale per la pastorale dei sordi, aperto nell'anno
del Giubileo e intitolato a Don Smaldone, il sacerdote che sarà
canonizzato domani in San Pietro (insieme a Rosa Venerini, Theodore
Guerin e Rafael Guizar Valencia di cui abbiamo parlato ieri). Filippo
Smaldone è il fondatore delle Suore Salesiani dei
Sacri Cuori, congregazione da lui voluta e pensata in vista della cura
(fisica e spirituale) delle persone non udenti. A piazza San Pietro,
domattina, saranno oltre 12mila i pellegrini (e tra loro, ben 5mila
sordi) provenienti da tutta Italia e dall'estero per festeggiare questo
nuovo santo. Per loro verrà assicurato il servizio di interpretariato
durante la canonizzazione e la visione dell'interprete, sui grandi schermi,
perché la celebrazione sia accessibile a tutti.
Smaldone nacque a Napoli nel 1848 e scoprì
la sua particolare chiamata imbattendosi un giorno, nella chiesa di
Santa Caterina in Foro Magno, con una madre che teneva in braccio il
suo bimbo sordomuto che continuava a piangere. Da quell'incontro il
giovane Filippo comprese che la missione a cui Dio lo chiamava non si
trovava in terre lontane ma nei luoghi dove era cresciuto. Ordinato
sacerdote il 23 settembre 1871, iniziò proprio nel capoluogo
partenopeo il suo apostolato tra i sordomuti, impegnandosi a conoscere
mezzi e metodologie efficaci per la loro formazione cristiana e professionale.
Approdato a Lecce nella primavera del 1885, nello stesso anno diede
il via alla fondazione della congregazione delle Salesiane dei Sacri
Cuori, animata dal carisma dell'educazione e dell'istruzione. Spentosi
a Lecce nel 1923, don Filippo venne proclamato beato da Giovanni Paolo
II il 12 maggio 1996. Sei anni dopo fu presentata dal postulatore monsignor
Luigi Porsi alla Congregazione delle cause dei santi la documentazione
relativa alla guarigione miracolosa di suor Basilide Urbano, salesiana
dei Sacri Cuori, avvenuta nel '99. Un lungo iter, quindi, che ha portato
fino alla canonizzazione del fondatore, le cui reliquie sono venerate
nella città salentina dove si spense.
«Promozione umana, scolarizzazione e pastorale
dei sordi» sono alcuni dei cardini dell'apostolato attuale delle
Salesiane dei Sacri Cuori, evidenzia suor Ines De Giorgi, vicaria generale
della congregazione, osservando che «questo tipo di deficit sensoriale
richiede particolari attenzioni, anche se il problema riguarda una piccola
porzione di fedeli. C'è ancora molto da fare per sensibilizzare
in questo senso parrocchie e vescovi: non si può partecipare
alla liturgia e ad altri momenti della vita ecclesiale senza comprendere
il linguaggio e senza poter superare le difficoltà della comunicazione
verbale». In tutta Italia, circa 1.200 sordi giovani e adulti
vengono affiancati dalle suore in un itinerario di accompagnamento nella
fede. Impegnata a tempo pieno su questo fronte anche suor Prisca Corrado,
che snocciola i problemi concreti con cui deve fare i conti quotidianamente:
«Difficile rintracciare e raggiungere soprattutto i giovani, un
po' per i motivi degli altri ragazzi della loro età; ma i sordi
purtroppo si sentono ancora estranei nella Chiesa, non accolti, ad esempio
quando devono partecipare agli incontri si presenta la difficoltà
di comprendersi. Ci vuole non solo l'interprete Lis (linguaggio dei
segni), ma anche l'assistente alla comunicazione che stia accanto ai
non udenti: un accompagnamento analogo a quello necessario per i non
vedenti. E per le parole scritte non bastano i sottotitoli».
Intorno al Centro don Smaldone ruotano oltre 200
persone sorde ogni mese, ma tra loro i giovani sono ancora pochi, riferisce
suor Prisca, che l'estate scorsa ha partecipato alla Gmg di Colonia
con un gruppo di 80 giovani non udenti. Quest'anno è stato avviato
nella parrocchia di Sant'Ireneo un corso di preparazione alla Cresima,
mentre nella basilica di Santa Maria in Trastevere alcune coppie di
non udenti si stanno preparando al matrimonio insieme ad altri fidanzati
"normodotati": è questa, secondo la religiosa, la frontiera
a cui mirare. Sogna con passione una piena integrazione dei sordi nelle
comunità parrocchiali, perché sia possibile anche per
loro «una partecipazione piena alla vita della Chiesa».