CAMERA DEI DEPUTATI
XII Commissione (Affari Sociali)
Resoconto di martedì 17 gennaio 2006 - INDAGINE CONOSCITIVA

Martedì 17 gennaio 2006. - Presidenza del presidente Giuseppe PALUMBO.
Nuova disciplina in favore dei minorati auditivi.
C. 6231, approvata dalla XI Commissione del Senato. (Esame e rinvio).
Roma, Camera dei Deputati, 17.01.2006

 

La Commissione inizia l'esame.
Anna Maria LEONE (UDC-CCD-CDU), relatore, ricorda che la proposta di legge in titolo origina da un disegno di legge di iniziativa parlamentare che nella scorsa legislatura non poté completare il suo iter. All'inizio della corrente legislatura, il provvedimento fu ripresentato al Senato e, dopo una serie di revisioni e semplificazioni, è stato approvato dalla 11a Commissione (Lavoro, previdenza sociale) del Senato, in sede deliberante, il 14 dicembre 2005. Il provvedimento giunge quindi alla Camera nell'attuale testo composto di un unico articolo, il quale tende alla sostituzione, in tutte le disposizioni legislative vigenti, del termine «sordomuto» con il termine «sordo preverbale».

Osserva che le ragioni della proposta vanno cercate nel fatto che l'espressione «sordomuto» è ritenuta oramai inadeguata e fuorviante, forse anche dalle stesse associazioni di rappresentanza, oltre che dagli esperti e dagli operatori socio-sanitari. Il cambiamento terminologico appare dunque finalizzato non ad una semplice variazione lessicale, quanto piuttosto ad un rinnovamento significativo - almeno a giudizio dei proponenti - dell'approccio globale alla particolare disabilità in questione. Infatti, la nuova espressione «sordo preverbale» vuole evidenziare che chi è affetto da sordità infantile o congenita può, con l'ausilio dei più moderni ritrovati medici e tecnologici e con tecniche specialistiche apposite, pervenire all'acquisizione della capacità di comunicazione verbale.
In conclusione, condivide la finalità del provvedimento, nella misura in cui tende al risultato di una maggiore attenzione nei confronti dei soggetti affetti da sordità, ma deve nel contempo rilevare che le diverse associazioni di categoria hanno rappresentato, rispetto a tale questione, posizioni diverse e inconciliabili. Riterrebbe pertanto opportuno - pur consapevole che procedere in tal senso potrebbe implicare, a causa della mancanza di tempo, l'impossibilità di licenziare il provvedimento prima della fine della legislatura - procedere all'audizione informale delle diverse associazioni di rappresentanza della categoria, al fine di comprendere appieno quali potranno essere i reali benefici dell'innovazione normativa in esame.
Giuseppe PALUMBO, presidente, concorda sull'opportunità di approfondire meglio le questioni sottese al provvedimento, ricordando come alcune associazioni di rappresentanza delle categorie interessate abbiano manifestato la propria contrarietà al cambiamento terminologico prospettato dalla norma in esame.
Giacomo BAIAMONTE (FI) ritiene che il concetto di sordità «preverbale» non sia corretto in quanto collega un fenomeno inerente al sistema anatomico e funzionale dell'orecchio, qual è la sordità, ad un sistema diverso ed autonomo, qual è quello che presiede al linguaggio verbale. Si dichiara, quindi, favorevole alla sostituzione del termine «sordomuto» con quello di «sordo» senza altre specificazioni.
Carmelo PORCU (Alleanza Nazionale), espressa la propria personale perplessità in ordine all'utilizzo di espressioni eufemistiche per denotare le diverse categorie di disabili, si dice d'accordo con il relatore sulla necessità di riflettere più attentamente su proposta legge in esame, anche in considerazione del fatto che l'Ente nazionale sordomuti, che è un'associazione storica tra quelle interessate, è contraria.

Francesca MARTINI (LNFP) ritiene che il linguaggio utilizzato per parlare delle persone disabili non costituisca un fatto trascurabile o di secondaria importanza. Nel ricordare di essere presentatrice di una proposta di legge tesa a sostituire, nella legge n. 104 del 1992, il termine «handicappato» con il termine «diversamente abile», ritenendo che il primo termine, nell'uso che se ne fa nel linguaggio corrente, sia offensivo, osserva che il mondo dei disabili ha bisogno di segnali di atten
zione e di rispetto e che questi passano anche per il linguaggio. Si dichiara pertanto favorevole alla sostituzione del termine «sordomuto» con il termine «sordo preverbale», aggiungendo che la nozione di «sordomuto» è oramai superata in quanto sottintende l'incapacità, da parte della persona sorda, di esprimersi in qualunque forma.

In conclusione, preannuncia che, se la proposta di legge in esame non dovesse essere approvata definitivamente entro la fine della legislatura, il suo gruppo la ripresenterà senz'altro nella prossima legislatura. Esprime, infine, il dubbio che la contrarietà al provvedimento da parte delle associazioni storiche sia dovuta anche al timore di queste ultime di perdere terreno e quindi il controllo sui finanziamenti pubblici per le disabilità.
Luigi GIACCO (DS-U) ricorda che la questione è complessa, al punto che il dibattito in proposito si protrae dal congresso di Milano del 1890, nel quale si contrapposero oralisti e gestualisti. Aggiunge di ritenere personalmente preferibile il termine «sordo», in quanto le nozioni di «muto» o il riferimento al linguaggio verbale acquistano un senso solo in base ad un orientamento relativo alla fase rieducativa, rispetto alla quale s'innesta il contrasto tra chi riconosce alla lingua dei segni la dignità di linguaggio e chi preferisce tendere all'acquisizione della capacità di espressione linguistica verbale.
Francesco Paolo LUCCHESE (UDC-CCD-CDU) ritiene che, almeno nella percezione comune, il termine «sordomuto» induca a dare più importanza all'aspetto del mutismo che non a quello della sordità, che è invece prioritario. Si dichiara pertanto favorevole ad una revisione terminologica nel senso di modificare il termine «sordomuto».

Il sottosegretario Domenico DI VIRGILIO ritiene che da parte di tutti gli intervenuti siano state svolte osservazioni pertinenti e meritevoli di riflessione. A nome del Governo, si dichiara pertanto favorevole a che la Commissione ascolti le associazioni di categoria interessate.

Giuseppe PALUMBO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.