La
Commissione inizia l'esame.
Anna
Maria LEONE (UDC-CCD-CDU), relatore, ricorda che la proposta di legge
in titolo origina da un disegno di legge di iniziativa parlamentare
che nella scorsa legislatura non poté completare il suo iter.
All'inizio della corrente legislatura, il provvedimento fu ripresentato
al Senato e, dopo una serie di revisioni e semplificazioni, è
stato approvato dalla 11a Commissione (Lavoro, previdenza sociale) del
Senato, in sede deliberante, il 14 dicembre 2005. Il provvedimento giunge
quindi alla Camera nell'attuale testo composto di un unico articolo,
il quale tende alla sostituzione, in tutte le disposizioni legislative
vigenti, del termine «sordomuto» con il termine «sordo
preverbale».
Osserva
che le ragioni della proposta vanno cercate nel fatto che l'espressione
«sordomuto» è ritenuta oramai inadeguata e fuorviante,
forse anche dalle stesse associazioni di rappresentanza, oltre che dagli
esperti e dagli operatori socio-sanitari. Il cambiamento terminologico
appare dunque finalizzato non ad una semplice variazione lessicale,
quanto piuttosto ad un rinnovamento significativo - almeno a giudizio
dei proponenti - dell'approccio globale alla particolare disabilità
in questione. Infatti, la nuova espressione «sordo preverbale»
vuole evidenziare che chi è affetto da sordità infantile
o congenita può, con l'ausilio dei più moderni ritrovati
medici e tecnologici e con tecniche specialistiche apposite, pervenire
all'acquisizione della capacità di comunicazione verbale.
In conclusione, condivide la finalità del provvedimento, nella
misura in cui tende al risultato di una maggiore attenzione nei confronti
dei soggetti affetti da sordità, ma deve nel contempo rilevare
che le diverse associazioni di categoria hanno rappresentato, rispetto
a tale questione, posizioni diverse e inconciliabili. Riterrebbe pertanto
opportuno - pur consapevole che procedere in tal senso potrebbe implicare,
a causa della mancanza di tempo, l'impossibilità di licenziare
il provvedimento prima della fine della legislatura - procedere all'audizione
informale delle diverse associazioni di rappresentanza della categoria,
al fine di comprendere appieno quali potranno essere i reali benefici
dell'innovazione normativa in esame.
Giuseppe PALUMBO, presidente, concorda sull'opportunità
di approfondire meglio le questioni sottese al provvedimento, ricordando
come alcune associazioni di rappresentanza delle categorie interessate
abbiano manifestato la propria contrarietà al cambiamento terminologico
prospettato dalla norma in esame.
Giacomo BAIAMONTE (FI) ritiene che il concetto di sordità
«preverbale» non sia corretto in quanto collega un fenomeno
inerente al sistema anatomico e funzionale dell'orecchio, qual è
la sordità, ad un sistema diverso ed autonomo, qual è
quello che presiede al linguaggio verbale. Si dichiara, quindi, favorevole
alla sostituzione del termine «sordomuto» con quello di
«sordo» senza altre specificazioni.
Carmelo PORCU (Alleanza Nazionale), espressa la propria
personale perplessità in ordine all'utilizzo di espressioni eufemistiche
per denotare le diverse categorie di disabili, si dice d'accordo con
il relatore sulla necessità di riflettere più attentamente
su proposta legge in esame, anche in considerazione del fatto che l'Ente
nazionale sordomuti, che è un'associazione storica tra quelle
interessate, è contraria.
Francesca
MARTINI (LNFP) ritiene che il linguaggio utilizzato per parlare
delle persone disabili non costituisca un fatto trascurabile o di secondaria
importanza. Nel ricordare di essere presentatrice di una proposta di
legge tesa a sostituire, nella legge n. 104 del 1992, il termine «handicappato»
con il termine «diversamente abile», ritenendo che il primo
termine, nell'uso che se ne fa nel linguaggio corrente, sia offensivo,
osserva che il mondo dei disabili ha bisogno di segnali di attenzione
e di rispetto e che questi passano anche per il linguaggio. Si dichiara
pertanto favorevole alla sostituzione del termine «sordomuto»
con il termine «sordo preverbale», aggiungendo che la nozione
di «sordomuto» è oramai superata in quanto sottintende
l'incapacità, da parte della persona sorda, di esprimersi in
qualunque forma.
In conclusione, preannuncia che, se la proposta di legge in esame non
dovesse essere approvata definitivamente entro la fine della legislatura,
il suo gruppo la ripresenterà senz'altro nella prossima legislatura.
Esprime, infine, il dubbio che la contrarietà al provvedimento
da parte delle associazioni storiche sia dovuta anche al timore di queste
ultime di perdere terreno e quindi il controllo sui finanziamenti pubblici
per le disabilità.
Luigi GIACCO (DS-U) ricorda che la questione è complessa,
al punto che il dibattito in proposito si protrae dal congresso di Milano
del 1890, nel quale si contrapposero oralisti e gestualisti. Aggiunge
di ritenere personalmente preferibile il termine «sordo»,
in quanto le nozioni di «muto» o il riferimento al linguaggio
verbale acquistano un senso solo in base ad un orientamento relativo
alla fase rieducativa, rispetto alla quale s'innesta il contrasto tra
chi riconosce alla lingua dei segni la dignità di linguaggio
e chi preferisce tendere all'acquisizione della capacità di espressione
linguistica verbale.
Francesco Paolo LUCCHESE (UDC-CCD-CDU) ritiene che, almeno
nella percezione comune, il termine «sordomuto» induca a
dare più importanza all'aspetto del mutismo che non a quello
della sordità, che è invece prioritario. Si dichiara pertanto
favorevole ad una revisione terminologica nel senso di modificare il
termine «sordomuto».
Il sottosegretario Domenico DI VIRGILIO ritiene che da parte di tutti
gli intervenuti siano state svolte osservazioni pertinenti e meritevoli
di riflessione. A nome del Governo, si dichiara pertanto favorevole
a che la Commissione ascolti le associazioni di categoria interessate.
Giuseppe PALUMBO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire,
rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.