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«Macchè
preverbali, chiamateci solo sordi»
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(F.Capp.)«Macchè preverbali. Siamo sordi e vogliamo essere chiamati sordi». Sit-in del silenzio ieri davanti a Palazzo Santo Stefano per sostenere con forza che «non servono aggettivi per definire i sordi, ma pari opportunità ed un'equa indennità di comunicazione. Non vogliamo essere indicati per quello che non siamo - ha evidenziato Maria Luigia Biffi, presidente provinciale dell'Ente nazionale per la protezione e l'assistenza dei sordomuti (Ens) - perchè siamo, viviamo, parliamo e lo facciamo con la lingua dei segni, ovvero con la nostra lingua riconosciuta in molti paesi europei e in attesa di riconoscimento anche in Italia». E hanno rispedito al mittente il disegno di legge n.3417 con cui il senatore Udc Tomaso Zanoletti ha proposto di sostituire il termine sordomuto con preverbale. Ma loro, i diretti interessati, non ci stanno. E in centocinquanta, tra cui molti studenti del Magarotto, hanno inscenato la loro protesta muta. «Vogliamo essere chiamati con un termine che ci identifica: il Parlamento - ha scandito il vicepresidente Maurizio Drago - non può decidere per noi. Non siamo malati, siamo solo e semplicemente sordi». E ha ringraziato i sostenitori della loro battaglia: l'assessore regionale al sociale Antonio De Poli, il consigliere comunale Alessandro Zan. Ma nessuno dei parlamentari padovani. «Nè a destra nè a sinistra - ha detto - qualcuno si è fatto vivo con noi: siamo sordi ma abbiamo la memoria lunga e ad aprile ce lo ricorderemo». In tarda mattinata una delegazione composta da Biffi, Drago, il consigliere udente Gianfranco Destro, il consigliere Claudio Sperandio e il delegato della sezione provinciale Rocco Roselli è stata ricevuta dal vicepresidente della Provincia, Leonardo Martinello. «La Provincia appoggia e condivide la posizione dell'Ens e si impegnerà immediatamente a comunicare e sostenere la proposta dell'associazione nei confronti del Ministero competente. Per questo stiamo già predisponendo - ha puntualizzato l'amministratore - una lettera da inviare a Roma nella quale la Provincia inviterà i firmatari del disegno di legge a tener conto della richiesta dell'Ens. Per queste persone si tratta di una problematica vitale, non solo di una diatriba di carattere terminologico. L'utilizzo del termine preverbale pone infatti l'accento esclusivo sull'acquisizione della parola, senza riconoscere ai sordi la capacità comunicativa attraverso la lingua dei segni e quella visiva e gestuale. L'Ens
chiede dunque che venga garantita pari dignità anche a chi è
sordo, creando le giuste opportunità di partecipazione attraverso
strumenti idonei all'integrazione nella società civile».
L'assessore provinciale Mario Verza ha fatto sapere
di essersi rivolto ai parlamentari di Alleanza Nazionale , sia a quelli
che hanno sottoscritto la contestata proposta di legge, sia ai membri
della 12 È Commissione, chiedendo con forza attenzione e sostegno
per le argomentazioni dell'Ente. |