LA CLASSE IMPARA IL LINGUAGGIO DEI SEGNI
Corriere del Veneto del 14.04.2007 - di Angela Pederiva

CORDIGNANO (Treviso) - Sembrava una triste storia scolastica, quella di un bambino trevigiano affetto da una grave forma di sordità. Invece è diventata una favola a lieto fine. Le maestre e i compagni di classe hanno imparato il linguaggio dei segni, al punto che ora nella quarta elementare della frazione di Villa, a Cordignano, si fa lezione con le mani e con gli occhi, invece che con la bocca e con le orecchie.<< Docenti e ma-bambini hanno adottato un codice comunicativo alternativo alla lingua parlata, in modo da favore al massimo l'integrazione del compagno>>, dice la coordinatrice Vanna Sandre.

La Storia Una scuola elementare trevigiana si è unita per aiutare un amico in difficoltà. << Si rifugiava sotto sotto il banco e piangeva>>.Bimbo sordo, compagni e maestre imparano il linguaggio dei segni Cordignano(TV), l'alunno è rinato: <<Ora riesce anche a cantare>>.

Cordignano (Treviso) - Il suo rifugio era sotto il banco. Un piccolo nido ovattato, nel quale scappare da un mondo cosi' ostile, con tutti quei suoni fastidiosamente inutili per chi tanto non può sentirli. Sembrava una triste storia scolastica, quella del bambino trevigiano affetto da una grave forma di sordità, invece è diventata una favola a liceo fine. Le maestre e i compagni di classe hanno imparato il linguaggio dei segni, al punto che ora nella quarta elementare della frazione di Villa, a Cordignano, si fa lezione con le mani e con gli occhi, invece che con la bocca e con le orecchie.

L'iniziativa -La singolare sperimentazione, <<unica nel suo genere in Veneto>> come sottolinea Sandro Silvestri dell'Ufficio scolastico regionale, sarà presentata il 20 Aprile a Treviso al convegno sul tema <<Deficit sensoriale: implicazioni nello sviluppo cognitivo e relazionale>>, promosso del Centro provinciale per la disabilità sensoriale. <<< Ci è sembrato importante - spiega la coordinatrice Vanna Sandre - raccontare un'esperienza didattica che ha visto un'intera classe composta da 15 bambini, ai quali vanno aggiunte le docenti, metterci in gioco per adottare un codice comunicativo alternativo alla lingua parlata, in modo da favorire al massimo l'integrazione di un compagno colpito da sordità grave>>. << All'inizio della seconda elementare la situazione non era rosea>>, riconosce la maestra Stefania Da Re, nella relazione che sarà esposta alla tavola rotonda, a cui parteciperanno anche il sottosegretario alla pubblica istruzione L.DT e Carmela Palumbo, direttore generale dell'Usp. <<L'alunno sordo, se da un lato aveva identificato il ruolo delle insegnanti curricolari e si relazionava con loro attraverso il pianto o il contatto fisico continua la Da Re - dall' altro rifiutava l'insegnante di sostegno e l'assistente alla comunicazione. Il distacco dalla figura materna era problematico e il bimbo trascorreva molto tempo in braccio alle docenti, il cui compito principale consisteva nel farlo uscire dal suo nascondiglio preferito, che si trovava sotto il bambino >>.

Il disegno - Pur non parlando e sentendo solo forti rumori, il piccolo C. sapeva disegnare bene, <<perciò tutti i bambini si facevano aiutare volentieri da lui, che aveva anche il compito di portare a termine i disegni incompiuti dei suoi compagni>>. Puntando sull'abilità artistica di C. la mediatrice per la comunicazione cominciò a sostituire la docente tradizionale nell'insegnamento dei primi segni, ispirati agli schizzi del piccolo.
<<In questo modo - racconta ancora la maestra Da Re - gli alunni potavano allontanarsi dal rumore che caratterizza la nostra vita e capivano che le mani possono servire anche per segnare le lettere dell'alfabeto e di conseguenza per formare le parole. Ma mentre i suoi compagni aguzzavano occhi e orecchi per apprendere più efficacemente, lui metteva fuori uso l'impianto cocleare per non essere disturbato. Dopo un primo periodo di sconforto, decidemmo di non intervenire: l'occasione di apprendere veniva offerta a tutti, assieme alla possibilità di decidere se sfruttarla o meno>>.
L' insegnante ha iniziato a comunicare con i compagni di classe attraverso il disegno, ora può <<parlarci>>.

L'Idea nello scorso anno scolastico entro in aula un'insegnante sorda: fu così che anche i quattordici ragazzini udenti, oltre che il loro compagno disabile e le docenti, iniziarono a imparare il linguaggio dei segni. << Niente in seguito è stato più come prima -ricorda l'insegnante. La classe ha approfondito la conoscenza di questa lingua non solo a livello nozionistico ma anche emotivo e quindi si è passati dalla conoscenza alla competenza. Durante le prove dello spettacolo per la chiusura dell'anno scolastico ci accorgemmo che gli alunni segnavano autonomamente alcune parole de testo di una canzone: capimmo così che una persona sorda, anche se non può eseguirla vocalmente, può rappresentarla attraverso i segni>>.

La Svolta - La svolta è avvenuta circa un anno fa, nel corso della gita finale: C., sino ad allora restio a socializzare, <<durante il viaggio in pullman ha cominciato a segnare tutta la canzone spontaneamente e senza aiuto, cosa che fino a quel momento pensavamo non fosse in grado di fare>>. Adesso il ragazzino <<coinvolge i suoi compagni in qualche attività, se vuole può giocare un ruolo attivo all'interno della classe, comunica usando pure l'ironia, anche se la parte vocale non è molto sviluppata, si fa intendere benissimo>>. all'interno di un gruppo multiculturale che sta scoprendo anche il berbero ed il croato dei coetanei stranieri. Favola del bambino che non poteva sentire e ora ha imparato pure a cantare.

La Sordità
il sostegno
I numeri Sono circa 350 gli alunni veneti colpiti da deficit uditivi, su 10 mila studenti dotati di certificazione che ne attesta la disabilità. Ai portatori di handicap sono destinati i fondi annuali del ministero della Pubblica istruzione..

Gli aiuti Agli scolari affetti da sordità vengono affiancati un insegnante di sostegno e un mediatore per la comunicazione fornito dalle Province.