«Gli audiolesi chiamateli sordi»
Il Mattino della Regione Campania del 20.02.2007

 

Due appelli per la tutela dei diritti degli audiolesi sono stati lanciati dalla persidenza provinciale della Fiadda, l’associazione delle famiglie degli audiolesi. Il primo è stato rivolto al prefetto Urbano e ai vertici dell’Asl, il secondo ai parlamentari sanniti. Si chiede innanzitutto l’adeguamento dei modelli di istanza per il riconoscimento di invalidità/persona handicappata.

Da una rilevazione eseguita di recente da iscritti alla Fiadda è emerso, infatti, che il modello di domanda nel quale viene chiesto al richiedente di barrare le quattro opzioni (invalido civile, cieco civile, sordomuto e persona handicappata) distribuito a cittadini interessati ad inoltrare istanza alla commissione preposta, è rimasto invariato, nonostante la legge n. 95 del 20/02/2006 abbia abolito il termine ”sordomuto” a favore di quello evidentemente più logico di ”sordo”. Il presidente della Fiadda, Raffaele Mignone, chiede che venga subito modificata la dicitura.

L’appello rivolto ai politici, invece, fa riferimento a diverse proposte di legge presentate in Parlamento nella legislatura corrente, tutte volte a riconoscere legislativamente la L.I.S. come lingua ufficiale dei sordi. La Fiadda chiede ai parlamentari che si oppongano a simili proposte. «Va tenuto presente - afferma il presidente Mignone - che le nuove generazioni dei sordi, nella loro stragrande maggioranza, grazie al decisivo ausilio della tecnologia oltre che al supporto logopedico, hanno acquisito piena capacità di comunicazione verbale.

Per questi, dunque, la L.I.S. è uno strumento assolutamente sconosciuto, foriero anche di visibili imbarazzi e turbamenti». Mignone sottoliena anche l'importanza della comunicazione verbale fra udenti e non udenti, «facendo registrare significativi livelli di solidarietà fra coetanei, impegnati in un costruttivo clima di mutuo soccorso». La richiesta dunque è che la L.I.S. non venga riconosciuta per legge come lingua ufficiale, perchè costringerebbe a un «enorme dispendio di risorse per dotare ogni ambiente formativo, ogni famiglia, ogni ufficio frequentato da audiolesi».