IL CIMITERO MAGGIORE "VIETATO" AI DISABILI
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È costretto alla sedia a rotelle e per poter porgere personalmente il suo mazzo di fiori davanti al loculo della moglie, posto ai piani superiori del blocco cimiteriale, gli hanno proposto di farsi alzare a braccia da quattro operai del Comune, previo avviso. Altro caso: per raggiungere il marito deceduto lo scorso giugno, è costretta a percorrere il lungo vialetto con gli anziani parenti claudicanti sotto braccio, perché i cancelli laterali che consentirebbero di avvicinarsi con un mezzo alla destinazione, sono chiusi per mancanza di personale. Accade oggi, nella civilissima Padova e in un campo Santo già tristemente al centro delle cronache perché vi sono state rinvenute ceneri di più defunti mescolate in una stessa cassetta: il cimitero Maggiore. La festa di Ognissanti riporta inevitabilmente alla luce inefficienze che colpiscono più intimamente il pubblico, perché alla consueta mancanza di progettualità che caratterizza il nostro Paese, si aggiunge l'amarezza di un diritto personalissimo violato, quello di commemorare serenamente i cari venuti a mancare. Il primo episodio viene denunciato dal signor Giampiero, padovano in procinto di traslocare, 61 anni. «Mio suocero ha 87 anni racconta è perfettamente lucido, costretto alla sedia a rotelle da anni. Ha il desiderio di avvicinarsi alla tomba della moglie, di porgere da solo i fiori sulla sua tomba. Mia suocera però è stata sepolta in un loculo alto, nel lato in fondo del cimitero Maggiore, quello del seminterrato. Bisogna scendere le scale. Solo che non c'è uno scivolo per i disabili. Per salire su poi, ci vorrebbe una piattaforma elettrica o qualcosa del genere. Non c'è neanche questa. Allora ho telefonato ai responsabili dei servizi, i signori Bardelle e Piovan. Mi è stato risposto che l'unica alternativa è avvisare in anticipo della visita. Così sarebbe stata disposta la disponibilità di quattro operai che avrebbero sollevato mio suocero con la carrozzina. Ma per lui, alla sua età, sarebbe un cosa troppo pesante da sopportare, oltre che umiliante. Parliamo di una persona non di un pacco postale». Infrastrutture vecchie, spazi che si allargano per necessità e che non sempre finiscono con l'essere funzionali ai più assidui fruitori. Quando il tempo passa, i passi diventano chilometri e il dispiacere che grava sulle gambe non più giovani li trasforma in una maratona insormontabile. Gli esiti sono davvero tristi. «Mio marito è deceduto lo scorso giugno racconta Vera, sessant'anni Come tutti i defunti da quel mese in poi è stato tumulato nel cosiddetto ampliamento, in fondo al cimitero. Ho spiegato agli addetti che i parenti di mio marito sono tutti anziani, ho chiesto venisse avvicinato. Non c'è posto mi hanno risposto. Per fare le cappelle per i ricchi però lo spazio c'è. Almeno aprissero i cancelli laterali: potremmo farci accompagnare in macchina da fuori, evitando che l'interno del cimitero venga trasformato in un'autostrada che passa davanti ai nostri morti. Mi hanno risposto che non c'è personale per controllare questi cancelli che quindi restano chiusi. Sono riservati agli operai. Per andare a far visita a una mia amica che ha scelto di farsi cremare, ho dovuto percorrere da dentro un giro infinito, che dal cancello in fondo al cimitero, quello accanto ai forni cinerari, in bici o accompagnata in macchina, avrei raggiunto senza tutta questa agonia. Vorrei solo un po' di rispetto, almeno per il dolore». |