«UOMINI E DONNE IN PENSIONE ALLA STESSA ETÀ»
Il sindacato insorge. Cgil: provocazione. Polverini (Ugl): impossibile. Calderoli: quella di "Brunetto-scherzetto" solo una battuta.
La proposta arriva dal ministro Brunetta, che sottolinea come esista già una sentenza di condanna della Corte Ue per la disparità italiana (65 contro 60 anni

Gazzettino di Padova del 14.12.2008 - di Silvano Bordignon

 

Stresa - Pensioni, Renato Brunetta lancia l'ennesima riforma e scatena un mezzo putiferio: «Occorre innalzare l'età pensionabile delle donne che attualmente dall'andare in pensione prima non hanno vantaggi ma svantaggi, perché hanno progressioni di carriere e livelli di pensione più bassi», ha affermato a Stresa il ministro veneziano.
Ipotesi subito bocciata dal ministro Roberto Calderoli: «Brunetto-scherzetto! Prendiamo come una battuta quella di Brunetta sulle pensioni, su un argomento di questa importanza, che avrebbe dovuto essere oggetto di un'approfondita discussione politica all'interno della maggioranza. Discussione approfondita che vi è già stata proprio in occasione dell'ultima riforma previdenziale».

«Le donne - ha detto Brunetta - sono due volte discriminate: nella carriera per l'interruzione legata alla fase riproduttiva; nelle pensioni più basse legate all'aver smesso di lavorare prima. Per studiare questi problemi e individuare le possibile soluzioni - ha annunciato - stiamo costituendo un gruppo di studio che valuterà costi e benefici dell'invecchiamento attivo di donne e uomini, che dovranno andare in pensione tutti alla stessa età».

Una differenza bacchettata anche dalla Ue: «La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza del 13 novembre, ha condannato l'Italia per violazione del Trattato riguarda la parità di retribuzione tra lavoratori maschi e femmine per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. La Corte, su ricorso della Commissione Ue, è stata chiamata a pronunciarsi sul quadro giuridico pensionistico applicato ai dipendenti pubblici italiani per i quali, l'età normale per il pensionamento di vecchiaia è di 60 anni per le donne e di 65 per gli uomini.

Per la Corte - spiega il ministero - è vero che il Trattato autorizza gli Stati membri a mantenere o ad adottare misure che prevedano vantaggi specifici, diretti a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali, al fine di assicurare una piena uguaglianza tra uomini e donne nella vita professionale. Ma i provvedimenti nazionali contemplati da tale disposizione debbono, in ogni caso, contribuire ad aiutare la donna a vivere la vita lavorativa su un piano di parità rispetto all'uomo e poiché la pensione in Italia viene calcolata, dice la Corte, sulla base degli anni di servizio prestati e in base all'ultimo stipendio del dipendente pubblico, costringendo le donne ad andare in pensione 5 anni prima, le si condanna di fatto ad una pensione inferiore».

In generale secondo il ministro «abbiamo bisogno di innalzare l'età di pensionamento. Dobbiamo farlo in modo flessibile, volontario, e tale che ci sia un equilibrio di lungo periodo. Parallelamente però non dobbiamo rimettere mano in maniera pesante alla riforma pensionistica che dal '95 in poi ha turbato il sonno degli italiani. È necessario quindi - ha spiegato Brunetta - contemperare due esigenze: da un lato ricalibrare l'equilibrio intergenerazionale del nostro paese nel senso del welfare pensionistico, dall'altro non turbare con eccessive modifiche le aspettative di vita, pensione e welfare degli italiani».
Decisa la bocciatura dei sindacati: «Una riforma delle pensioni in questa fase economica e sociale non avrebbe alcuna ragione. Lo stesso premier Berlusconi ha affermato che le pensioni non sono oggetto di discussione», ricorda il segretario dell'Ugl, Renata Polverini, aggiungendo come «le difficoltà delle donne ad entrare, permanere e avanzare nel mercato del lavoro dipendono da altri deficit. Aumentare l'età pensionabile «non sarebbe di aiuto alle donne in assenza di un welfare degno di questo nome in termini di servizi per la cura dei figli, degli anziani o di persone disabili e di politiche di sostegno alla famiglia».

Dura la Cgil: «Ci sentiamo in dovere di dare un consiglio: non ci provare nemmeno, Brunetta», così Carlo Podda segretario Fp della Cgil. «Sono altre le sperequazioni che riguardano le donne e comunque parliamo di sperequazioni subite (divario nella retribuzione, ostacoli all'avanzamento di carriere, maternità, lavoro di cura), non certo di privilegi. Se il ministro conoscesse la condizione femminile, se si occupasse dei problemi del settore che amministra, non passerebbe il suo preziosissimo tempo a lanciare demagogiche campagne propagandistiche».

«A Brunetta vogliamo ricordare che le pensioni sono una materia del Governo ma anche delle parti sociali. Non è questo il momento di fughe in avanti. Le pensioni sono un tema delicato che non può essere utilizzato come uno spot pubblicitario, proprio per evitare allarmismi e fughe anticipate dei lavoratori» ha avvertito il segretario Cisl Bonanni.