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TRATTENUTE PER MATRIMONIO E ASSISTENZA DISABILI
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Venezia - Sono pronti a tutto, anche ad "assediare" Palazzo Balbi (nella foto). «Se non cambiano orientamento, una manifestazione di protesta dei dipendenti regionali è il minimo che si possa fare», promette Ugo Agiollo della Cgil Funzione pubblica. A scatenare la protesta è l’applicazione "estensiva" da parte della Regione Veneto del decreto Brunetta, quello sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici. Applicazione estensiva perché, contrariamente a quanto avvenuto in altre Regioni, qui le decurtazioni in busta paga non riguarderanno solo i primi dieci giorni di assenza per malattia, ma anche altre assenze. Ad esempio: i congedi matrimoniali. E i permessi per gli amministratori pubblici. Quelli per le visite mediche. E le assenze per le malattie dei figli. E ancora: le assenze per le consultazioni elettorali e i permessi per l’espletamento delle funzioni di giudice onorario. In pratica, quei dipendenti che il prossimo giugno saranno impegnati nei seggi elettorali come scrutatori dovranno rinunciare a una parte dello stipendio. E lo stesso dicasi per le dipendenti in dolce attesa che usufruiranno dei permessi per visite mediche pre-natali. Per farla breve, tutto quanto contemplato dal comma 5 dell’articolo 71 della legge 133. Di questa applicazione estensiva della legge Brunetta e, quindi, della sforbiciata delle buste paghe, i sindacati hanno saputo solo l’altro giorno: a un tavolo tecnico convocato da tempo hanno appreso che questo è l’orientamento della Regione Veneto. «Se non è l’unica, è sicuramente una delle poche Regioni ad applicare in questi termini la legge 133 - dice Pietro Levorato della Uil - L’Emilia Romagna e la Lombardia hanno seguito un’altra interpretazione». E il malcontento cresce perché è ancora troppo recente l’elargizione del buono premio da 15mila euro a testa ai super manager dell’ente. Durissimo Ugo Agiollo. «Ci troviamo di fronte a una Regione - dice il sindacalista della Cgil Funzione pubblica - che continua a penalizzare i propri dipendenti, che non dà risposte alle piattaforne rivendicative presentate dalle organizzazioni sindacali e che dimostra attenzione solo nei confronti della dirigenza di nomina politica, scordando che i servizi di qualità vengono garantiti solo grazie all’impegno di migliaia di lavoratori e lavoratrici che tutti i giorni fanno diligentemente il proprio dovere, affrontando problemi organizzativi e gestionali che, chi ne avrebbe il dovere, non affronta e risolve». In un volantino intitolato "Il lupo perde il pelo..." e diffuso ieri, la Cgil ieri ha elencato dove scatteranno le trattenute in busta paga: per i primi 10 giorni di malattia e anche dall’11° in poi, permessi per visite mediche, congedi parentali (ex astensione facoltativa per maternità), congedi per affido temporaneo di minore, assenze per malattia figli, permessi per visite mediche pre-natali, permessi previsti dalla legge 104 per assistenza ai familiari portatori di handicap, permessi per gravi motivi familiari (3 giorni), congedo matrimoniale, permessi e aspettative o distacchi sindacali, permessi per amministratori pubblici, aspettativa per richiamo alle armi e per dottorato di ricerca, assenze per consultazioni elettorali e permessi per l’espletamento delle funzioni di giudice onorario, permesso di 150 ore per studio e per l’espletamento di esami e concorsi. «Possiamo solo dire che siamo indignati - dice Agiollo - e che consideriamo questa decisione una vergogna per questa amministrazione». I "tagli", secondo quanto comunicato ai sindacati, dovrebbero scattare con gli stipendi di aprile e di maggio. Complessivamente si tratta di circa centomila euro. |