IMMIGRAZIONE, IL VENETO APRE LA PORTA ALLE VENTICINQUEMILA BADANTI IRREGOLARI
Mattino di Padova del 07.07.2009 - di Stefano Manzelli

 

Valdegamberi: «Serve una corsia preferenziale per regolarizzare le assistenti familiari»VENEZIA. Venticinquemila “fantasmi”. Tante sono le badanti - assistenti familiari, colf, baby sitter che dir si voglia - irregolari in Veneto. Almeno secondo l’assessorato alle Politiche sociali, secondo cui le clandestine che assistono gli anziani sono più di quelle regolari. «Un anno fa ho lanciato un appello affinché le badanti potessero godere di una corsia preferenziale per la regolarizzazione - sostiene Stefano Valdegamberi - certi problemi vanno affrontati con il cervello, non con la pancia».

«Portare alla luce la realtà delle badanti significa aiutarci a lavorare meglio - prosegue Valdegamberi - assicurare maggiori garanzie alle famiglie con contratti agevolati e formazione alle persone che assistono i nostri cari». Valdegamberi sfata alcuni luoghi comuni: «Ci sono cittadini che mi chiedono raccomandazione per riuscire a regolarizzare la badante - spiega - dopodiché si trovano di fronte ad un decreto flussi che ne accoglie un quarto. Sono dei criminali per questo? Benissimo, portiamoli tutti in tribunale ed espelliamo le loro assistenti, dopodiché qualcuno si farà carico delle spese sanitarie per ospitare gli anziani in casa di riposo, dato che non mi risulta che le italiane siano ancora disposte a sostituirsi alle straniere». Sulla stessa strada anche don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas del Nordest:

«A noi non interessano le polemiche - spiega - basti pensare che nell’aprile del 2002, tre mesi prima della Bossi-Fini, l’O sservatorio della Caritas aveva portato alla luce il problema della clandestinità tra le badanti». L’istituto di ricerca delle Acli stima che in Italia le irregolari siano circa 700.000, 600.000 le regolari. Dal canto suo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi assicura che «la legge sulla sicurezza non si applica in modo retroattivo, ovvero su coloro che hanno lavorato fino ad oggi ma che sono senza permesso di lavoro».

«Cosa significa, se non che la situazione gli è già scappata di mano? - domanda Sandonà - fino a ieri non erano perseguibili, ma cosa succede d’ora in poi? Non potranno più andare a trovare i figli perché se tornano saranno arrestate? Bisogna guardare in faccia la realtà: così il problema non si risolve». Comunque lo si guardi: «Per una questione di spese e di quanto costerebbe allo Sato sopperire a 700.000 badanti - spiega -; perché non si può pensare di processare e punire 1.200.000 italiani; perché in questo modo si soffia sul fuoco della paura e del pregiudizio e perché è insostenibile dal punto di vista legale. E ancora perché in questo modo si rafforza la criminalità e si espongono i cittadini a pandemie. Sarebbe servita una legge condivisa, non propagandistica. Una legge più vicina a quella spagnola in cui se dimostri di avere casa e lavoro vieni regolarizzato. In questo modo si toglie potere alla criminalità e ci guadagnano l’Inps, le tasse e l’inclusione. L’ immigrazione irregolare non si ferma, si contiene».

Insolitamente moderato, infine, l’approccio del vicesindaco di Treviso: «Non si può fare una regolarizzazione generalizzata - sostiene Giancarlo Gentilini - lo Stato dovrebbe aiutare con contributi economici le famiglie che non possono regolarizzare le badanti. Così chi ha i requisiti può essere regolarizzato. Il numero dei raccoglitori di pomodori si può forse ridurre, ma le badanti sono necessarie. Io non propongo sanatorie ma pretendo che vengano messe in regola e bisogna affrontare la questione anche caso per caso».

Dal canto suo il consigliere regionale Raffaele Zanon (Pdl) dice «no a sanatorie indistinte, sì a regolarizzazioni serie per le badanti che hanno i requisiti. Occorre procedere con una seria regolarizzazione di coloro che si trovano sul territorio e hanno i requisiti per poter essere regolarmente posti al servizio delle famiglie con tutte le tutele dal punto di vista sociale». Ma non finisce qui: secondo la Cgil in Veneto sono complessivamente 75 mila gli immigrati a rischio clandestinità: 50 mila irregolari cui si aggiungono i 25 mila che hanno perso il lavoro negli ultimi 12 mesi.