![]() |
L’ASSESSORE VALDEGAMBERI: «UN’INIZIATIVA REGIONALE RIMEDIA ALLA SCARSITÀ DEI FINANZIAMENTI»
|
Rischia di sparire oltre la metà dei circa 1.100 posti riservati ai volontari del servizio civile nazionale in Veneto e Friuli Venezia Giulia. E quindi è a rischio pure la possibilità da parte di numerosi enti sociali di proporre servizi anche essenziali, come quelli legati all'assistenza dei disabili o dei malati di Alzheimer, o altri come l'accoglienza degli studenti di Erasmus da parte delle università, che si basano sui giovani in servizio civile. All'origine della decurtazione, il taglio stabilito con la finanziaria 2009 proprio dei fondi destinati alle retribuzioni dei ragazzi in servizio civile, che percepiscono a titolo di riborso spese 433 euro mensili per un impegno di 12mila ore di lavoro all'anno. A livello nazionale la somma destinata a questo capitolo di bilancio crolla dai 298 milioni di euro del 2008 ai 171 milioni del 2009; e già nel 2008 si era registrato un primo taglio, sia pur di proporzioni minori, con conseguente riduzione del numero di ragazzi impegnati. Contemporaneamente però aumenta la sperequazione tra il numero di volontari impegnati nelle regioni del Nord, che avevano subito il peso maggiore dei tagli, e quelle meridionali, dove si concentra oltre la metà dei giovani che svolgono servizio civile. Di fronte al nuovo colpo di scure le regioni del Nordest corrono ai ripari mettendo mano a fondi propri, con uno stanziamento rispettivamente di 200mila euro da parte del Friuli e di 700mila euro dal Veneto. Tutto ciò alla vigilia della relazione, prevista il 28 febbraio, del pool di esperti nominati dal sottosegretario Carlo Giovanardi per valutare la riforma, in un'ottica federalista, della legge 64 del 2001 che istituì il servizio civile. «Abbiamo istituito il servizio civile regionale, con una legge del 2005, che impiega circa 1.200 ragazzi, anche per sopperire al limitato numero di fondi concessi alle Regioni settentrionali – spiega l'assessore veneto alle politiche sociali Stefano Valdegamberi – con il precedente governo, oltre a un disegno di legge per riequilibrare i posti concessi alle regioni, c'era stata un'inchiesta per il sospetto che nelle regioni meridionali il servizio venisse utilizzato come ammortizzatore sociale, tradendone lo spirito, e peraltro in maniera truffaldina». Una sperequazione tra regioni evidente se si tiene conto che in Veneto, nel 2008, a fronte di progetti presentati dai vari enti con richieste di oltre 1.300 volontari, un numero più o meno pari a quanti erano stati impiegati nel 2007, sono stati assegnati fondi per retribuirne meno di 850 con una spesa mensile, in termini di retribuzione nette, poco superiore ai 350mila euro. Contemporaneamente per la provincia di Napoli veniva emesso un bando straordinario, in ragione dell'emergenza rifiuti, per 2.188 posti, con una spesa mensile, sempre in termini di retribuzioni nette, di poco meno di un milione di euro. E, soprattutto, tanto per fare un esempio, la Sicilia nel 2007 vedeva assegnarsi fondi ordinari per mantenere ben 7.388 volontari, con una spesa mensile di 3milioni e 200mila euro. Contemporaneamente la spesa per tutte le Regioni settentrionali messe insieme, compresa l'Emilia Romagna, era inferiore ai 4milioni e 300mila euro, per un totale di volontari assegnati inferiore alle 10mila unità. «Ma ora la sperequazione tra regioni l'hanno eliminata – commenta ironico Valdegamberi, che aveva auspicato il ritorno a un servizio civile obbligatorio di almeno 6 mesi - semplicemente spazzando via il servizio». Ancora da valutare pienamente le ripercussioni dei tagli a Nordest, ma si presumono pesantissime. «I fondi concessi attualmente sono ripartiti al 54 per cento a enti di rilevanza nazionale, che cioè operano in più di tre regioni, come ad esempio la Caritas o l'Arci, e al 46 per cento a enti che operano in una sola regione, ma le proporzioni potrebbero essere riviste dalla conferenza Stato-Regioni – spiega la dirigente del servizio in Veneto, Vallì Giorio – Quello che è certo è che, se tutto va bene, nel 2009 a livello nazionale avremo al massimo 20mila volontari contro i quasi 35mila del 2008, e in Veneto rischiamo di scendere verso i 400 contro gli 838 di oggi, con una ricaduta pesantissima sugli enti minori». E la mannaia potrebbe colpire i vari enti in maniera quasi indistinta. «Gli 88 enti veneti che fruiscono dei volontari sono divisi in classi di importanza a partire dalla prima – prosegue la dirigente – In Veneto non dovrebbero avere ripercussioni i tre enti di prima classe, cioè l'Università di Padova, l'Anci e l'Associazione dei Comuni della Marca trevigiana, ma già i sei enti di seconda classe, tra cui il Comune di Venezia, o i tredici di terza classe, potrebbero subire tagli. A serissimo rischio la possibilità di ottenere volontari per gli enti di quarta classe nonostante alcuni di essi, come l'Ira (l’istituto di riposo per anziani) di Padova, abbiano sempre avuto un buon accesso ai finanziamenti grazie alla bontà dei loro progetti». Analoga la situazione in Friuli Venezia Giulia, dove gli enti della sola provincia di Trieste nel 2008 raccoglievano 142 volontari sul totale di 316 concessi alla regione, «un numero già nettamente inferiore a quelli del 2007 sempre a causa di tagli di fondi già previsti dalla precedente finanziaria» ricorda il dirigente Lucio Pellegrini. |