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IL GOVERNO VA «A CACCIA» DI DOWN
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Una raccomandata nella cassetta della posta: così un genitore viene “invitato” ad accompagnare il figlio Down a sottoporsi al responso di una commissione medica. Serve a verificare la disabilità, un controllo diretto sull’autenticità dell’handicap. La Finanziaria del ministro Giulio Tremonti per scovare su tutto il territorio nazionale i «falsi-invalidi» ha preso di mira decine di persone affette dalla sindrome di Down: donne e uomini segnati da una patologia genetica che non lascia scampo. E’ successo anche a Davide, 34 anni, come a Silvia, che ne ha 26. Entrambi sono iscritti all’associazione di volontariato Down-Dadi, diretta da Patrizia Tolot. E’ lei che, in base ad una raffica di segnalazioni di madri e padri inorriditi, ha deciso di denunciare pubblicamente la questione. «Gli uffici medico-legali dell’Inps - spiega Tolot - sono stati incaricati dal governo di accertare la disabilità attraverso una commissione medica nominata ad hoc. Lo scopo è confermare che possano ancora beneficiare delle esenzioni fiscali correlate alla disabilità». L’ufficio provinciale si trova in piazza Insurrezione. E’ qui che si devono presentare i disabili. La raccomandata che arriva a casa è stata preceduta da un sorteggio: la chiamata avviene a caso, da una lista di persone con disabilità. Presentarsi al giudizio dei medici è obbligatorio. «Nel caso dei Down, però, si rivela assolutamente inutile: il sigillo della loro malattia è impresso nella foto della loro carta d’identità. Oltre che nel Dna. L’esame di verifica burocratica, nel loro caso, risulta quindi assolutamente inutile», commenta Tolot, che sta organizzando un sit-in di protesta davanti alla sede dell’Inps. Inutile, ma anche più che mortificante: «Non è la prima volta che la mamma di Davide è costretta a inviare all’Inps una lettera di esenzione. Oppure che la mamma di Silvia - continua la direttrice dell’associazione - espone la figlia al verdetto del consesso». Casi simili, in Veneto, si moltiplicano: l’appello è che i fraudolenti, o i «furbetti» per dirla con il ministro Brunetta, vengano cercati altrove. |