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CAMBIANO LE PENSIONI, PARTE QUOTA 95
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Da domani si apre la seconda e ultima «finestra» prevista per il 2009 per andare in pensione d’anzianità. E non basteranno più 58 anni d’età. Debutta infatti il sistema delle quote introdotto dalla riforma Prodi- Damiano del 2007. Per andare in pensione anticipata ci vorrà «quota 95» con un’età minima di 59 anni. In pratica, potranno ritirarsi dal lavoro coloro che hanno compiuto 59 anni d’età e hanno 36 anni di contributi oppure quelli con 60 anni e 35 di contributi. Possono continuare ad andare in pensione d’anzianità indipendentemente dall’età solo coloro che hanno almeno 40 anni di versamenti. Quota 95 resterà in vigore fino al 31 dicembre 2010. Poi scatterà quota 96 (con età minima a 60 anni) fino al termine del 2012 e infine quota 97 (con almeno 61 anni) dal primo gennaio 2013. La quota e la relativa soglia d’età sono di un anno maggiori per gli autonomi. er artigiani e commercianti, insomma, da domani entra in vigore quota 96 (con età minima di 60 anni) e quindi potranno lasciare il lavoro a 60 anni con 36 di contributi o a 61 con 35 (su Corriere. it è possibile consultare il pensionometro, il calcolatore messo a punto da Progettica che consente di determinare la data in cui si raggiungono i requisiti e quella in cui si apre la finestra). L’aumento dei requisiti per la pensione d’anzianità unito alla riduzione delle finestre che da 4 sono diventate due (il primo gennaio e il primo luglio) ha prodotto tra l’altro la drastica riduzione dei pensionamenti anticipati che, nei primi cinque mesi dell’anno, sono stati il 67% in meno rispetto a quelli dello stesso periodo del 2008. Secondo il bilancio di previsione dell’Inps, le pensioni d’anzianità liquidate nel 2009 dovrebbero essere 115 mila, con un calo del 45%. Nonostante ciò resta alta la preoccupazione sul fronte della spesa. A causa della diminuzione del prodotto interno lordo (- 5% nel 2009, secondo le ultime stime) l’incidenza della voce previdenza sul Pil potrebbe superare il 14%, che è già il massimo in Europa. Qualche risparmio potrebbe arrivare dall’equiparazione dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne a quella degli uomini, richiesta da una sentenza della Corte europea di giustizia. Ma il governo è orientato ad adeguarsi facendo il minimo indispensabile: un aumento di un anno ogni due a partire dal 2010 e solo nel pubblico impiego, che porterebbe l’età per la pensione di vecchiaia delle donne (oggi a 60 anni) a 65 anni come per gli uomini solo nel 2018. I risparmi sarebbero di circa 250 milioni all’anno. Una decisione in questo senso dovrebbe essere presa dal governo entro luglio. Ma c’è anche chi chiede una riforma più ampia, non solo nella maggioranza. Anche la Cgil, con il segretario Guglielmo Epifani, è disponibile a una discussione per reintrodurre la fascia flessibile di pensionamento prevista dalla riforma Dini. Era di 57-62 anni a scelta del lavoratore, senza distinzione di sesso. Ma oggi dovrebbe essere rivista verso l’alto. |