Alcune considerazioni dopo la protesta di un folto gruppo di genitori contro l’accanimento e lo spreco di pubbliche risorse da parte dall’Inps nel chiedere per l’ennesima volta copia dei certificati di invalidità.
La finanziaria, giustamente, prevede controlli su scala nazionale per stanare i falsi invalidi ma l’Inps, che ne ha la gestione, non usa gli archivi già informatizzati e completi disponibili anche presso le Ulss, ma chiede al disabile di presentare in cartaceo per l’ennesima volta quella stessa documentazione. Uffici e personale che in alcuni casi, anche la 30ª volta in pochi anni, raccolgono ed archiviano sempre le stesse carte.
Ben spesi i nostri soldi vero? Mercoledì scorso, ai dirigenti dell’Inps di Padova, che hanno gentilmente ascoltato le nostre istanze affermando di comprendere la nostra protesta, abbiamo chiesto di agire semplicemente facendo un passaggio di dati tra uffici. Si è anche fatto notare che in questa zona d’Italia alla disabilità intellettiva si concedono in numero assolutamente minore i benefici economici che in altre regioni invece si ottengono - giustamente - con più facilità e meno burocrazia. La risposta è stata che non è in loro potere opporsi alle direttive centrali anche perché se è vero che qui tutto è in perfetto ordine, non altrettanto in altre città d’Italia.
Ma allora, visto che qui l’ordine c’è perché non attingere i dati direttamente alla fonte dove è tutto archiviato e informatizzato? Forse le direttive si rispettano solo quando fa comodo: nella scuola dove io lavoro, fin da subito abbiamo attuato la legge provvedendo in modo massiccio all’utilizzo di testi in formato elettronico in alternativa alla stampa cartacea. Invitiamo caldamente l’Inps a fare altrettanto.
Per Tremonti, la “caccia” ai falsi invalidi deve portare vantaggi alle casse dello Stato: in questo caso, però, la schiera del personale Inps utilizzato in un lavoro inutile, ha solo un altissimo costo.
Patrizia Tolot / vicepresidente dell associazione Dadi |