Landolfi: «Canone tv invariato nel 2006 Il bilancio è solido»
Il Giornale del 02.12.2005 - di Fabrizio de Feo

 

Alla fine il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, tiene fede alla parola data. Resiste alle pressioni e lascia invariato il canone Rai, fermo a 99,6 euro anche nel 2006. Una decisione accolta con parecchi mugugni dalle parti di Viale Mazzini, visto che un ritocco della «tassa di possesso sull'apparecchio televisivo» era una prospettiva a cui guardavano con favore tanto la presidenza quanto la direzione generale.
Ministro Landolfi, da cosa nasce questa decisione di bloccare il canone?

«L'aumento del canone deve avvenire nel caso in cui l'erogazione del servizio pubblico configuri un deficit di bilancio. Questa circostanza non esiste perché la Rai ha chiuso il bilancio infrannuale del 30 giugno con un attivo di 97 milioni di euro. Un attivo più ampio del 2004, visto che nello stesso periodo l'attivo era di 83 milioni».
Qualcuno giudica l'adeguamento del canone al tasso di inflazione programmata come un atto dovuto. Lei come risponde?
«Se fosse un atto adovuto non ci sarebbe bisogno di un ministro ma basterebbe l'Istat.

La verità è che la Rai nel 2004 ha diviso gli utili, destinando una cifra importante alla riduzione del debito pubblico. Non si capisce in base a quale principio avrei dovuto infilare la mano nella tasca dei cittadini».
Il presidente della Rai Petruccioli le aveva chiesto di posticipare la decisione, in attesa della certificazione della «Deloitte and Touche». C'è stato un eccesso di zelo?
«Nessun eccesso di zelo. La legge stabilisce che entro novembre venga stabilito l'ammontare del canone.